AVVISO
L'eminem italian blog sta per tornare con una nuova versione
In corso restyling
Leggi l'avviso "lavori in corso"

Traduzione del documentario Not Afraid: The Shady Records Story

traduzione-documentario-eminem-Not-Afraid-The-Shady-Records-Story

Sotto trovate la traduzione del documentario NOT AFRAID: THE SHADY RECORDS STORY. Buona lettura!

Traduzione a cura di little_bee (Ilaria) – Riproduzione vietata
Copyright © Eminem Italian Blog

NOT AFRAID: THE SHADY RECORDS STORY

EM: Prima di cominciare… queste scarpe sono proprio fighe quindi sto cercando di farle vedere. Non voglio pensare di averle messe per niente.

PAUL : Sono belle Marshall. Sono molto fighe.

EM: Posso farla così? [l’intervista]

PAUL: No!

DR.DRE: è uno show per famiglie? Posso…? Ma che dico! Si tratta di Eminem. Cosa vuoi sapere?

50 CENT: Aspetta, prima che dica qualsiasi cosa.. Cosa ti rende idoneo per farlo?

COMPLEX: Cosa mi rende idoneo per farlo? Sono l’editore musicale di Complex.

50 CENT: E che cazzo significa?

EM: Cerchiamo di essere seri, è un’intervista seria questa.

PAUL: Ok

EM: Rispondiamo alle domande.

PAUL: Chiedete ciò che tutti vogliono sapere.

NOT AFRAID – LA STORIA DELLA SHADY RECORDS

EM: Ehi, ci conosciamo?

PAUL: Piacere di conoscerti, Eminem!

EM: Piacere mio, Paul.. aspetta…

PAUL: è Eminem!

EM: aspetta aspetta.

EMINEM E PAUL ROSENBERG HANNO COMINCIATO A LAVORARE INSIEME NEL 1997.

PAUL: Ho conosciuto Marshall tramite Proof. Andavo sempre all’Hip Hop Shop nei weekend,e Proof conduceva ogni settimana delle battle. Proof mi disse “Yo, voglio che resti dopo la battle, voglio che tu conosca Eminem, voglio che tu lo senta rappare”. Sapevano tutti che stavo cercando di diventare avvocato nell’ambito musicale e sarei diventato l’avvocato di Proof, di Dilla e di chiunque fosse mio amico a Detroit, quindi è stato molto altruista da parte sua farmi conoscere un altro tipo che secondo lui aveva molto talento. Ma sono rimasto e lui è entrato. Me lo ricordo ancora molto bene, indossava una tuta bianca e vendeva la sua audiocassetta di “Infinite”.

EM: Ne hai comprato una copia?

PAUL: Sì. Da te. Ti ho dato 6 dollari.

EM: Grazie, amico.

PAUL: Figurati. Vedi, ti sostengo fin dall’inizio. Ho comprato la cassetta e l’ho sentito rappare. Non ho pensato: “Oh, mio Dio, questo tizio diventerà il prossimo rapper più grande del pianeta”…

EM: Beh, vaffanculo allora! Che ne pensi?

PAUL: Era molto valido. Mi è piaciuto. Mi è piaciuto “Infinite” e sono rimasto in contatto con lui dopo, ma doveva maturare un po’ di più.

EM: Non ho pensato: “Oh, mio Dio, questo tizio sarà il manager più figo di tutti i tempi. Oh mio Dio”… in realtà ai tempi mi gasavo se qualcuno semplicemente mi ascoltava, capisci che intendo? e mi prendeva seriamente. Soprattutto il fatto che Paul stesse a New York era entusiasmante per me: “Oh, mio Dio, ha contatti a New York. Potrebbe…” Sai, tutto poteva essere d’aiuto, ogni cosa era un barlume di speranza. Ai tempi tutti cercavano di farsi dei contatti, e Paul era uno ottimo.

50 CENT: La priorità di Paul è Em. Se ha un obiettivo è quello di assicurarsi che Marshall stia bene. È molto raro trovare questo tipo di rapporto. A tutti gli altri interessa passare facilmente da un artista all’altro e rimanere sempre nel business. Non credo che questo accadrà mai.

DR. DRE: La prima volta che ho sentito Eminem è stato a casa di Jimmy Iovine. Aveva ottenuto da poco la cassetta di Eminem, forse da qualche giorno. In realtà io l’ho avuta da uno stagista che lavorava all’Interscope. L’ha messa su e l’ho sentita e ho pensato che fosse incredibile. In quel momento non avevo idea che fosse bianco, e non l’ho saputo fino a qualche giorno dopo e mi sono detto “che cazzo è questa roba? Devo assolutamente incontrare questo tizio”. La prima cosa che abbiamo fatto è stata “Hi, My Name Is”, avevo già preparato un sample che pensavo sarebbe stato perfetto per lui. Infatti appena l’ho messo lui ha cominciato “Hi, my name is….”

NOAH CALLAHAN–BEVER – RESPONSABILE DEI CONTENUTI DI COMPLEX MEDIA: Bazzicavo al Fat Beats col mio amico Max Glazer e all’improvviso ho sentito un pezzo che non avevo mai sentito con la voce di Eminem. Mi sono avvicinato alla postazione del dj e Max stava lì con questo tizio alto con il pizzetto. Mi sono presentato e ho detto “ehi, che canzone è questa?” e il tizio alto si è girato e mi ha detto “Ciao, sono Paul, sono l’avvocato di Eminem e questo è il pezzo che Em ha appena fatto con Dr Dre”, e il pezzo era “My Name Is”.

DR DRE: quando ho sentito che voleva fondare una sua etichetta, ho pensato che fosse un’idea fantastica. Ero entusiasta all’idea di vedere cosa sarebbero riusciti a fare.

PAUL: Volevamo assolutamente un nome che la gente potesse identificare con Eminem, perciò Shady Records era perfetto. A entrambi penso siano sempre piaciute le cose che suscitano delle reazioni forti nelle persone, che siano positive o negative, il personaggio è in qualche modo ideato per essere l’alter ego che si prende tutte le colpe.

EM: quando facevo le serate “open mic” o roba del genere pensavo “hai un’opportunità di ottenere una reazione dal pubblico e di avere anche solo un’occasione che qualcuno ti ridia il microfono la settimana prossima”. Questo era il mio modo di sopravvivere. Il nostro cervello era programmato per dire tutto ciò che ci passava per la testa, mettere sotto contratto gli MC e cercare di inserire dei rapper forti nella nostra etichetta ma anche fare molta attenzione e dire cose che magari il prossimo rapper avrebbe potuto non dire.

PAUL: è quello che è successo anche all’Interscope, sapevamo che ciò che stava facendo lui avrebbe incontrato delle controversie e in un posto in cui c’erano Dre, Snoop, Tupac e Marylin Manson era un buon abbinamento. Per farla il più semplice possibile: Marshall fa musica, io trovo il modo per farla arrivare al mondo esterno e venderla. Sono più o meno queste le basi del nostro rapporto, quindi non capita spesso che io stia in studio. Vengo solo quando lui mi chiede di venire a sentire qualcosa. Ho imparato tanto tempo fa che io appartengo al mondo la fuori, lui appartiene a questo.

NOAH: tutta la carriera di Eminem è mossa principalmente dalle sue capacità e dal suo fenomenale talento musicale ma è anche controbilanciato ogni volta dalle abilità di Paul di lanciare sul mercato ciò che Em fa. Il primo video è in bianco e nero, Em ha i capelli scuri, è molto gotico americano e una volta che arrivano al video di “My Name Is” tutti i colori sono chiari, lui è biondo. È tutto molto più definito. Eminem e Paul sono stati capaci di affinare completamente una visione su come avrebbero lanciato sul mercato Slim Shady come un’idea.

PAUL: credo che gli skit fossero stati progettati almeno nella mia testa per mostrare che…

EM: Paul è un po’ come se fosse mio padre

PAUL: per mostrare che c’è qualcuno che sa che alcune di queste cose sono un po’ assurde. Volevamo far vedere che c’è un adulto nella stanza.

EM: ma lui… tu lo fai. Lui lo fa, qualche volta ancora oggi. Non è che cerchi di censurarmi o cose del genere, ma quando vado un po’ troppo oltre dal mio cazzo di limite allora qualche volta mi recupera. L’ha fatto un paio di volte.

CIAO A TUTTI, QUESTO È IL MIO AMICO DR DRE, STA BENE, MANDATE DENARO, MOLTO DENARO O NON STARÀ PIÙ BENE. SALUTA TUTTI DRE.

PAUL: Un paio?

EM: Un paio.

PAUL: Solo un paio.

EM: un paio, nel senso di due.

ROYCE DA 5’9”: Paul non è il tipo che prova a censurarti. Nel momento in cui inizi a cercare di cambiare le persone, vuoi sempre più cambiamenti.

PAUL: dobbiamo molto a Dre per essere riusciti a fondare l’etichetta. Ci ha aiutato moltissimo all’inizio. Ha prodotto per i D12, ha prodotto per Obie. Ci ha lasciato prendere le canzoni di Eminem, metterle nella colonna sonora di 8 MILE che sarebbe uscita con l’etichetta Shady Records e non era tenuto a fare tutto questo. Avere l’opportunità che ha avuto Marshall di lavorare con Dre all’inizio, di stare seduto in una stanza con lui che dava vita ai suoi dischi, come ad esempio l’album “2001” è stato abbastanza intelligente da dire “sai che c’è? Cerco di capirci qualcosa e di imparare!” Non se ne stava nell’altra stanza a bere e fumare o roba del genere. Bravo, amico!

EM: Ero nell’altra stanza a prendere pillole e sbavarmi addosso, ma…

PAUL: ma nonostante ciò stavi attento.

EM: ma nonostante ciò stavo attento.

DR DRE: Eminem è stato uno dei pochi artisti a prestare davvero attenzione al modo di produrre un pezzo. Voleva sapere come fossero fatti i mix, voleva sapere come funzionassero tutti quei tasti. Mi osservava costantemente e mi chiedeva “cosa fai quando fai questo?”

EM: guardando Dre lavorare al lato della produzione pensavo: “merda, non c’è da stupirsi se suona così potente e corposo”, ovviamente per le sue capacità di mixaggio ma anche perché usava strumenti musicali dal vivo. Non sapevo che lo facessero.

DRE: Se hai gli strumenti musicali e hai tutte le tracce separate, questa è la tua occasione di mettere davvero la tua firma su un disco.

EM: Il modo in cui dava forma a “The Chronic 2001”, è come se avesse già tutta una visione d’insieme. Capisci cosa intendo? Non semplicemente questa canzone, quest’altra canzone, mettiamo quella canzone, era più come un film dall’inizio alla fine.

DRE: non c’è nessuna ragione per cui un ascoltatore che ha pagato per il tuo disco, debba mandare avanti le canzoni, dovrebbe essere un’esperienza.

EM: Stare con i Bass Brothers è stato fighissimo perché ora so bene che tipo di beat voglio, e ritorno a guardare Dre e penso “oh, cazzo, sta arrivando alla sua base”, e lui dice a questa persona di suonare questo, e poi ha… e ancora “yo, cosa? cosa? ok, fallo crescere un po’”… è come se fosse un direttore d’orchestra. Come si dice? Un cazzo di

PAUL: sì, direttore d’orchestra. No, compositore.

EM: Compositore, esatto. Lo guardo e penso”fammici provare!”

DRE: Em ha scritto una canzone per me che si chiama “Forgot About Dre”, aveva il testo già pronto, era una cosa strana per me fare la musica che si adattasse alle parole, capisci che intendo? è stata una delle poche volte che mi è capitato in tutta la carriera. C’ero dentro, ci siamo messi all’opera!

EM: Personalmente, non sarò mai in grado di sfiorare il livello di Dre nella produzione, ma il solo fatto che lui… anche quel poco che sono riuscito a vedere, è stato un onore per me anche solo poter fare questo. Non sono entrato nel giro del rap pensando che sarei diventato mai un produttore. Ma una volta che ho imparato a farlo, l’intero processo è diventato divertente.

MR. PORTER: Ora Em sa come produrre. Io non ero un produttore, facevo dei beat, e ho imparato la differenza e questo mi ha motivato per diventare poi un produttore. Stavamo imparando come riconoscere una canzone di un mixtape e una di un album.

PAUL: è raro avere queste opportunità di poter studiare dai maestri, e noi abbiamo avuto questa possibilità. Speriamo che sia un sostenitore di quello che abbiamo fatto! Lo spero!

DRE: Siamo una famiglia e non c’è niente che non farei per Eminem. Devo a lui lo stesso riconoscimento che lui da a me!

PAUL: È sempre stato un mio sogno avere un’etichetta discografica,e avere l’opportunità di farlo con una persona con così tanto talento come lui è stato fantastico.

EM: Avevo un patto coi D12 che il primo che avesse sfondato sarebbe andato a recuperare gli altri. Dopo il successo del primo album ho visto un’ottima occasione di far uscire fuori il mio gruppo e Paul ha visto, sai, un’opportunità di avere la nostra…

PAUL: sì.

EM: …etichetta.

NOAH: “Devil’s Night” era inconfondibilmente un album della Shady, che ha portato a questi rapper underground di Detroit un doppio platino senza che nemmeno una canzone passasse in radio. È abbastanza incredibile se ci pensate.

MR. PORTER: quando siamo venuti a sapere del contratto, l’abbiamo presa come un’occasione. Non avere la preoccupazione di dover pagare per delle ore in studio, o roba del genere, era pazzesco. Ho sentito che ce l’avevamo fatta davvero.

ROYCE DA 5’9”: Em è così umile, e a volte non si rende conto delle sue capacità, mettere su un’etichetta e farlo in quel modo. Credo che sia stata una cosa che Paul gli ha messo davanti del tipo “yo, è questo che dovremmo fare, e tu lo puoi fare!”. Voglio dire, ha fatto centro!

PAUL: Non farò nomi, ma alcune persone alla Interscope non volevano che lui avesse un’etichetta discografica, perché…

EM: Chi? No, fai i nomi, voglio sapere. Interrompi un secondo.

PAUL: Pensavano che … ne parliamo dopo … pensavano che si sarebbe distratto, capito? Questo ragazzo stava andando così bene nel fare i suoi pezzi, andava così bene con questi, perché avremmo voluto distrarlo da questo? Non sapevano ancora di cosa fosse capace, e certamente nemmeno di cosa io fossi capace. Credo di riuscire a capire perché non volessero, ma di solito quando la gente ci dice di non fare qualcosa, noi la vogliamo fare ancora di più, soprattutto lui. Perciò …

EM: Quindi l’adulto della stanza, e il bambino.

LA DEF JAM RECORDINGS È NATA NEL MIO DORMITORIO, ABBIAMO COMINCIATO CIRCA UN ANNO FA…

PAUL: Penso che la Def Jam sia stata una grandissima ispirazione. Soprattutto Rick e Russel. Hanno più o meno gettato le basi per l’hip hop come etichetta discografica. Il loro obiettivo era molto più grande del nostro, volevano creare una sorta di azienda enorme, noi invece siamo sempre voluti restare una “boutique”.

50 CENT: Chiamatela “etichetta boutique”, ma è l’etichetta di King Kong, ha i più grandi artisti rap, punto. Hai capito cosa voglio dire? È comunque a livello mondiale.

DR DRE: il modo in cui mette insieme le parole, il processo di scrittura, il modo in cui registra, quanto è pignolo riguardo al modo in cui suona. “Lose Yourself” è una delle mie canzoni preferite, voglio dire quel figlio di puttana ha vinto un Oscar, amico. Cioè, cosa gli si può dire?

ROYCE DA 5’9”: Era incredibile da guardare, è stata una delle prime volte che ho visto qualcuno nella musica al comando di qualcosa di così potente e sembrava che non potesse fare nulla di sbagliato, e che avesse il tocco di Mida.

50 CENT: Mi hanno sparato, entrambe le mie gambe erano rotte. Mi hanno colpito tre volte in questa gamba, quindi dal fianco fino a sopra il ginocchio. Questa gamba era rotta da questo lato fino a giù, la mia mano era rotta, mi hanno sparato in faccia. Ero ferito gravemente.

IL 24 MAGGIO DEL 2000, HANNO SPARATO A 50 CENT NOVE VOLTE.

EM: quello che è successo a 50, nessuno sapeva davvero se sarebbe stato in grado di fare di nuovo musica…

PAUL: esatto.

EM: e penso ci sia stata una telefonata tra me e Paul, in cui lui mi diceva “yo, 50 è tornato!”

PAUL: 50 e Marshall ai tempi avevano lo stesso avvocato, Theo Sedlmayr che è stato anche una delle prime persone che mi hanno dato l’occasione di lavorare nell’industria musicale a tempo pieno, prima che decidessi di fare il manager a tempo pieno. Theo rappresentava 50, e facevano un sacco di pezzi e mi mandavano alcune tracce qua e la. Lui ai tempi stava girando 8 MILE ed era estremamente concentrato sul finire il film, lavorare alla colonna sonora e stava anche finendo parti di “The Eminem Show” tutto nello stesso tempo. Quindi è stato una volta finito quello e avuta la possibilità di focalizzarsi su altre cose che siamo riusciti a portare 50 con noi.

50 CENT: quando ho ricevuto la telefonata in cui mi si diceva che Em era interessato ad un progetto e che mi voleva incontrare, non era una cosa che capitava tutti i giorni, ho ricevuto la chiamata di venerdì sera e il sabato mattina stavo su un volo per Los Angeles. Per poco non ce la facevo, sono rimasto bloccato in aeroporto per il giubbotto anti proiettili e non sarei andato da nessuno parte senza il giubbotto anti proiettili o la mia pistola in quel periodo. Quindi mi hanno fermato con il giubbotto anti proiettili, e gli ho detto che era un tutore per la schiena e che ne avevo bisogno. Quando ho incontrato Em il suo secondo album era uscito da una settimana e aveva già venduto 1.700.000 copie. La Universal mi aveva offerto 1.300.000 per un mio album da solista e uno con la G-Unit, ma io ho rifiutato. Yayo mi ha guardato come per dire “quanto? Accetta!”. Non sapevo nemmeno come spiegargli che [se l’avessi fatto] saremmo stati persi nell’oceano, che saremmo stati solo un’altra cosa nell’Universal Music Group, perciò ho detto “non accetterò questo contratto, ma firmerò con Eminem”.

EM: 50 lo ha fatto! è quasi come se avessimo trovato un diamante o qualcosa del genere. Si trattava di prendere ciò che già c’era e metterlo sulla nostra piattaforma per poter dire “ecco, tutti quanti, ascoltatelo tutto insieme”.

DR DRE: Sono stato in studio con 50 forse solo sette giorni per la mia parte di album, lui veniva e si impegnava davvero a scrivere, diceva “mettine un’altra [base]”, e scriveva, “mettine un’altra”. Ha fatto il suo, se n’è andato e io ho continuato da lì.

50 CENT: passavo più tempo con Em che con Dre quando ci siamo conosciuti, e lui era molto entusiasta: “Eccola qui! questa sarà la prossima grande cosa”. C’erano così tante altre cose che stavano accadendo nella mia vita, che gli dicevo “ti piace questa roba? Ti piace?” e lui mi rispondeva “che cosa? Sei stupido? È proprio questo! È questo che spaccherà”.

ROYCE DA 5’9”: “Get Rich or Die Trying” era un classico, prima di tutto perché era un album fantastico, cosa più importante, ma poi anche perché è arrivato nel momento perfetto dell’hip hop, avevamo bisogno di una spinta, di un paroliere crudo, qualcuno che fosse vero, che fosse ciò di cui si rappava, ne avevamo bisogno. E 50 era tutto questo.

NOAH: le persone erano assolutamente esaltate per lui. È uscito il disco e hanno dovuto spingerlo per farlo uscire di venerdì perché già girava illegalmente. È uscito alla fine della settimana e ha venduto comunque 100.000 copie, e poi altre 100.000 nella settimana successiva.

PAUL: eravamo nel posto giusto al momento giusto! Avevamo una grande opportunità per lui con una grande etichetta e… il nostro rapporto con Dre… inserire Dre in tutto questo è stato cruciale dal punto di vista musicale e per una sorta di scambio di audience dove potevamo avere i fan di Eminem, quelli di Dre e aprirli ad entrambi.

MR PORTER: non credevamo che sarebbe diventata ancora più grande e che qualcun altro potesse ricevere il disco di diamante. Cioè va bene, voi potete dire quello che volete, ma noi sappiamo quello che facciamo qui.

NOAH: La release dell’album di 50 Cent ha incontrato critiche positive dovunque ed è stato anche l’album più venduto di quegli anni. Viene fuori Obie Trice.

MR. PORTER: Obie ha costituito sicuramente una buona aggiunta. Per il suo essere così rozzo. Sono stati capaci di prendere questa cosa e trasformarla in qualcosa di grande e ho pensato che fosse geniale… sai…

NOAH: Obie era letteralmente uno sconosciuto di Detroit quando è stato messo sotto contratto nel 2002 e ha tirato fuori un album di puro rap incredibile nell’estate del 2003. E ha venduto due milioni di copie senza un singolo in radio. Non esiste nessuna etichetta discografica nella storia della musica che abbia mai avuto 24 mesi del genere.

MR PORTER: Abbiamo letteralmente dominato il rap per un po’. Se non fosse stato per Proof non ci sarebbe stato niente di tutto ciò. Lui era quella persona che, senza nemmeno provarci, riusciva a unire tutti.

ROYCE DA 5’9”: Tipi del genere vanno in ogni ghetto e mostrano così tanto amore e vanno d’accordo con così tanta gente e in aree così diverse e sono molto stimate ovunque. Capisci che intendo? Proof era una di quelle persone, era un ragazzo speciale.

L’11 APRILE DEL 2006 DESHAUN DUPREE “PROOF” HOLTON RIMASE UCCISO IN UNA SPARATORIA IN UN LOCALE DI DETROIT.

MR PORTER: con il progredire della musica siamo potuti crescere, diventando una fabbrica mondiale tramite cui le persone potevano vendere dischi. Em era capace di guidare quelle canzoni, c’era il suo genio dietro a tutto, ma l’intera idea era Proof. Proof era la colla, abbiamo perso la colla dell’etichetta e nessuno se lo aspettava.

ROYCE DA 5’9”: Ancora non sono riuscito a trovare le parole giuste per esprimere come mi sono sentito al riguardo, o come ancora mi sento.

NOAH: Quando Proof è morto l’intera etichetta è stata colpita emotivamente, e ovviamente Eminem personalmente più di chiunque altro. È stato un momento duro per la Shady Records.

MR PORTER: So che Paul cercava di assicurarsi che le cose andassero avanti, e credo che Em stesse cercando, sai… di guarire da questo… sai, sembrava che fosse finita.

NOAH: La Shady Records ha vissuto un’ascesa storica, poi nel 2006 per la prima volta in assoluto le cose hanno cominciato a non funzionare più per loro.

EM: c’è stato un momento in cui una determinata canzone non andava, un determinato progetto non funzionava e noi stavamo lì a scervellarci e a chiederci “come mai non funziona? A noi sembra che spacchi!”.

PAUL: Non siamo perfetti. Qualche volta il tempismo potrebbe essere sbagliato, magari non abbiamo scelto le canzoni giuste, magari gli artisti non hanno scritto le canzoni giuste, non lo so.

EM: bisogna cercare di prendere tutto in considerazione e capire come mai quella cosa non ha funzionato, e cercare di correggere il tiro con il prossimo obiettivo o con il prossimo artista. Non abbiamo mai fatto firmare un artista in cui non credevamo pienamente.

QUESTO È L’INTERVALLO IN CUI VADO A CAMBIARMI, A DROGARMI ANCORA UN PO’ E POI TORNO FUORI. MA IL PUBBLICO NON LO SA, LORO NON SANNO CHE MI DROGO QUINDI NON DIRGLIELO.

PAUL: ovviamente Marshall ha avuto un momento in cui non era al suo massimo, giusto?

EM: Cosa?

PAUL: perciò quando Marshall si è ripulito e ha ricominciato a registrare ha dovuto trovare la sua strada, stabilire cosa volesse fare come artista prima di tutto. E una volta rientrato [in studio] e abbiamo fatto uscire “Relapse” e poi “Recovery”, abbiamo avuto un confronto e ci siamo detti “abbiamo ancora questa etichetta, dobbiamo concentrarci su questo.”

EM: Avevamo dei rapporti con Royce Da 5’9”, siamo amici da… cazzo.. tanto tampo.

PAUL: Già.

EM: rientrare in contatto con Royce credo mi abbia aperto le orecchie verso gli Slaughterhouse. Sapevo già chi fossero tutti, ma il fatto che si fossero uniti è stato di grande impatto per me perché pensavo “questi ragazzi sono quattro artisti solisti che si riuniscono per fare un supergruppo”. Questi sono quei tipi che catturano la mia attenzione e il mio interesse. È questa gente che voglio sentire rappare, voglio sapere cosa diranno dopo.

ROYCE DA 5’9”: Stando con la Shady Records, ho cercato di concentrarmi sul fare musica migliore di quella fatta l’ultima volta: “è un lavoro migliore? è più orecchiabile? È un classico?”

MR PORTER: per i testi… singolarmente… sono uno dei più forti gruppi rap di tutti i tempi.

PAUL: Se c’è una cosa che unisce tutti gli artisti che abbiamo messo sotto contratto nella nostra etichetta credo che sia un talento innato come MC.

ROYCE DA 5’9”: tutti quelli che hanno firmato con loro sono dei parolieri. Tutti. Ogni singola persona.

PAUL: giochi di parole, sillabe, scrittura, punchline, l’abilità di richiamare l’attenzione della gente… iniziamo da questo, giusto?

EM: Esatto, iniziamo dall’aspetto tecnico, una volta ottenuto quello, hai un margine di manovra. Quindi è quello, l’abilità oratoria e cosa c’è dietro la persona. E devono avere sempre un’energia positiva perché possano lavorare insieme. Capisci che intendo? Queste più o meno sono le tre cose su cui basiamo tutto e poi andiamo avanti da lì.

PAUL: Marshall era in studio con Jim Jonsin e lui gli stava facendo vedere dei video musicali che gli piacevano e uno era quello di questo tipo, Yelawolf.

EM: Avevo già sentito qualche canzone, ma credo che una delle cose che mi ha davvero convinto fosse il fatto che Jim Jonsin mi mostrasse il suo video. Quando ho visto il video sono riuscito ad avere il quadro totale. Avevo sentito molti rapper bianchi ma c’era qualcosa di lui che semplicemente veniva fuori.

PAUL: Sì, e anche la sua prospettiva è davvero unica, la sua storia e da dove arriva.

EM: perciò ho detto “cazzo, facciamolo!”

PAUL: Dove vedi la Shady Records nei prossimi 15 anni?

EM: Se staremo ancora facendo musica?

PAUL: Io non starò facendo musica.

EM: Già, lui è fuori dal gioco. Lui è …

PAUL: In pensione.

EM: Sì, lui è in pensione. Io sono solo stanco.

ROYCE DA 5’9”: mi sento fortunato, amico, perché sono il prodotto di un’azienda in cui gli artisti non vengono trattati come artisti, ma come familiari. Ho avuto contratti con varie etichette perciò so perfettamente quando si tratta solo di affari. Essere un membro della Shady Records significa tutto per me.

50 CENT: Ogni singola persona lì voleva che tu avessi più successo possibile e si faceva tutto il possibile per aiutarti, per facilitarti a fare ciò che sapevi fare. Mi hanno fornito la piattaforma giusta per essere 50 Cent. Tutte le altre etichette ne avevano paura, prima che loro cogliessero l’opportunità.

MR. PORTER: per me la Shady Records come etichetta adesso è efficace quanto lo era prima. Sta ancora tirando su artisti, non solo canzoni e questo è ciò che mi piace. Sappiamo ciò che la gente apprezza, siamo capaci di relazionarci personalmente e musicalmente con le persone che ci ascoltano.

DR DRE: è così entusiasmante per me guardare qualcuno con cui ho lavorato che fa grandi cose e che da queste opportunità ad altri nuovi artisti emergenti. Eminem è un cazzo di genio, amico! Lui e Paul Rosenberg sono una grande squadra, qualsiasi cosa decidano di fare so che sarà grande, che sarà fantastica e che funzionerà.

50 CENT: Em è il mio Dre. C’è voluto Dre perché lui facesse ciò che ha fatto, e se io non avessi avuto Em, non avrei mai fatto ciò che ho fatto.

NOAH: quando guardi il prodotto della Shady Records, si nota che hanno sempre fatto musica rap molto molto sofisticata, ponderata e complessa. Se Em può aiutare la persona giusta ad inserirsi non solo a livello di destrezza con le parole per cui le persone lo conoscono, ma anche con la profondità emotiva che è proprio il sostegno di tutto il suo successo, non c’è niente che non possano raggiungere.

EM: Nei prossimi 15 anni cercheremo di continuare a far andare avanti le cose e di far firmare nuovi artisti entusiasmanti e magari scoprire il prossimo chicchessia. Non so…

PAUL: il prossimo Eminem.

EM: Ora sì che ragioni… yo, amico mio!

PAUL: speriamo che non ci sia un prossimo Eminem, non potrei gestire un prossimo Eminem. Non potrebbe mai esserci un altro te, amico. Qualcosa di così terribile che il mondo non potrebbe sopportare di nuovo. Ti ringrazio. Grazie per aver rovinato la mia vita per 15 anni!

EM: Figurati.

PAUL: Te ne sono grato.

5 risposte a Traduzione del documentario Not Afraid: The Shady Records Story

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Benvenuti nell'eminem italian blog, uno spazio interamente dedicato a Marshall Mathers, il rapper bianco più discusso e controverso sulla scena musicale. ATTIVO DAL 1 SETTEMBRE 2009.

Segui il blog su Facebook e Twitter per essere sempre aggiornato su Eminem!

Donazione

Aiutaci se puoi a sostenere il blog con una donazione.

TRADUZIONI MMLP2

eminem-marshall-mathers-lp-2-tutte-le-traduzioni

Chat

Contatore Visite

Grazie per aver visitato il blog e un grazie speciale a tutti coloro che vi partecipano e lo tengono vivo quotidianamente.