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Nike Shady Racconta Eminem: Parte 1

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Sotto trovate la prima parte della rubrica “Nike Shady Racconta Eminem“. Buona lettura e appuntamento al prossimo capitolo!

Detroit

Tra i leggendari anni ’60 e i mitici anni ’80, ci sono i tristi anni ’70. Età di crisi e contraddizioni, come tutto il dopoguerra, ma più di ogni altro momento del dopoguerra: crollo del comunismo, ma al contempo crisi del liberismo capitalista, scandalo Watergate e anni di piombo, crisi dell’OPEC e guerra in medio oriente, ma anche marce contro la discriminazione, sviluppo delle energie rinnovabili, restaurazione della democrazia in America Latina e Spagna.

Gli anni ’70 sono la fine di un mondo, ma non ancora l’inizio di un altro: sono la notte che si fa più buia prima dell’alba, annunciando però i primi raggi dell’aurora. Gli Stati Uniti d’America sono il primattore in questa tragicommedia ed è proprio negli States, proprio negli anni ’70, che a Saint Joseph, Missouri, nasce l’uomo che più di ogni altro porterà all’estremo questa mistura di sogni e contraddizioni, di paure e speranze. Ma andiamo per ordine.
Le cose non iniziano nel migliore dei modi per il neonato Marshall. Come si è visto, la famiglia, i cui membri erano legati tra loro da sentimenti confusi, si sfalda poco dopo la sua nascita: il padre lascia Debbie sola col figlio decidendo di trasferirsi in California, dove avrà altri due figli: Michael e Sarah. L’infanzia di Eminem non è delle migliori: abbandonato dall’unica figura di riferimento maschile e costretto a spostarsi di città in città inseguendo la precaria situazione lavorativa di sua madre (e vivendo anche per alcuni anni con altri membri della “famiglia”). Debbie, da canto suo, pur di trovare qualcosa da mettere sotto i denti, perde ogni dignità diventando (anche se non è mai stato confermato) di fatto una prostituta.

Il piccolo Marshall è emotivamente confuso da più cose: da un lato il via vai instabile di uomini nella sua vita (alcuni più buoni, altri più insofferenti) che non gli permette di avere una stabile figura paterna, dall’altra i continui spostamenti (anche ogni 6 mesi) di città e soprattutto di scuole a causa dei quali egli non riesce a costruire rapporti amicali stretti. Nonostante ciò che dirà successivamente nelle sue canzoni, da piccolo ha scritto numerose lettere destinate al padre, tutte ovviamente ritornate con la scritta “rispedire al mittente”.Non sorprende quindi che Eminem, pur avendo un forte entusiasmo e una grande voglia di vivere, come è tipico dei bambini, fosse sempre solo, né sorprende che la sua più grande compagnia fosse la fantasia, unica cosa capace di riempire i buchi di un’infanzia di solitudine.

Debbie si trasferisce definitivamente a Warren (un sobborgo di Detroit), quando suo figlio ha undici anni, ma, al finire delle varie peregrinazioni, non corrisponde la fine dei problemi per il piccolo Marshall. Warren, sulla leggendaria 8Mile, è infatti formato principalmente da una comunità nera: ricordiamoci che siamo nei primi anni ‘80 e le lotte contro la discriminazione razziale sono ancora un ricordo fresco nella memoria collettiva: la presenza di un bambino, bianco, timido, non molto socievole, ha come unica conseguenza possibile la sua emarginazione sociale. Come racconterà successivamente (soprattutto nello Slim Shady LP), la convivenza a scuola è sempre turbolenta, costellata da episodi di discriminazione e violenza. Tutto ciò ha il suo culmine quando un giorno De’Angelo Bay, un classico bulletto, nelle sue quotidiane sevizie al povero Marshall, lo colpisce più duramente del solito, provocandogli una seria ferita alla testa che porterà il futuro Eminem al coma per una decina di giorni (cfr. Brain Damage).
La Detroit degli anni ’70 non è proprio la città degli angeli: la popolazione è in netta diminuzione a causa della crisi dell’industria automobilistica che dipendeva dal petrolio dell’OPEC e le componenti etniche mutano ad una velocità sorprendente.

Il risultato finale è una città in crisi, degradata, dove miseria, sporcizia, povertà, soprusi, criminalità sono all’ordine del giorno. Marshall vive in uno dei peggiori quartieri della città così descritta, ed è bianco.
I giorni per il piccolo passano lenti. Senza amici e senza una vera famiglia, il sentimento più comune che un ragazzino così possa provare è un senso di vuoto. Nella giovinezza di Eminem questa vuotezza è colmata soprattutto dai fumetti: se gli aveste chiesto cosa sarebbe voluto diventare da grande, egli vi avrebbe risposto che gli sarebbe piaciuto raccontare storie tramite fumetti: non sapeva ancora che la storia che avrebbe raccontato sarebbe stata la sua e il medio col quale l’avrebbe espressa sarebbe stato l’Hip Hop.

Nei fumetti Marshall intravedeva la possibilità di nuovi mondi ed esercitava la fantasia come mezzo di rimozione di una realtà frammentata: dimenticare tramite l’immaginazione era diventata l’unica possibilità di rendere tollerabile un’esistenza del genere. Lo stile dei comics, ricco di iperboli ed esagerazioni, commisto con un immaginario di decadenza, sporcizia (e successivamente anche di droghe e allucinazioni), sarà l’humus culturale sul quale si baserà la serie di metafore, esagerazioni, immaginazioni, visioni e demenzialità che saranno argomento soprattutto di The Slim Shady LP.

I giorni passano lenti e uguali. Quella finora raccontata è, tutto sommato, una storia americana come tante altre: genitori separati, povertà, bullismo e discriminazione sono il pane quotidiano per milioni di persone negli States. Ciò che rende unico un uomo, si dice, sono le sue emozioni, le sue passioni: è infatti proprio a questa età, che Marshall incontra e fa esperienza delle due passioni che saranno il filo d’oro sopra il quale Eminem camminerà come un funambolo e la cui continua commistione (e spesso confusione) sarà alla base di tutta la sua arte. Sono entrambe esperienze di amore: l’uno verso l’hip hop, che scoprirà sentendo Reckless di Ice-T, d’altra parte ciò che muoverà il suo cuore sarà una ragazzina di 14 anni, gracile e fragile esattamente come lui: il suo nome è Kim. Ma questo è un altro capitolo della storia.

 

Rubrica a cura di NikeShady (Nicola) per l’Eminem Italian Blog – Riproduzione vietata.

5 risposte a Nike Shady Racconta Eminem: Parte 1

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