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Paul Rosenberg Sull’evoluzione di Slim Shady

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L’intervista esclusiva del magazine XXL a Paul Rosenberg, manager di Eminem, per l’uscita del “The Marshall Mathers LP2“.

L’evoluzione di Slim Shady

Il tanto atteso ottavo album di Eminem, the Marshall Mathers LP2, è ufficialmente uscito ieri, e Billboard già lo vede come il suo settimo album al primo posto e il secondo più alto record di debutto dell’anno. Ma ci sono numerosi elementi nello sviluppo di questa uscita che hanno reso MMLP2 -successivo a Recovery, 2010- un prodotto così diverso da quello che i fan di Eminem hanno visto in passato.
Molto può essere attribuito al lavoro del manager di Eminem, Paul Rosenberg, che ha contribuito a guidare la carriera di Marshall dall’uscita di Slim Shady LP, 1999, che annunciò il suo arrivo in scala mondiale. Il suo album successivo, l’originale Marshall Mathers LP del 2000, fu un’affermazione imponente, che vendette tanto da ottenere il disco di diamante, e che vide Em respingere le critiche, sua madre, la fama e la sua vita familiare, il tutto in una stupefacente esplosione di emozioni, rap scurrile e genialità dei testi. Così Em, annunciando che questo nuovo disco, sarebbe stato il secondo della saga di Marshall Mathers, lo ha aperto a paragoni diretti tra parole, temi e, in un’industria musicale radicalmente diversa, marketing. XXL ha parlato di MMLP2 con Paul Rosenberg la settimana scorsa, del piano di lancio di marketing che ha visto Em pubblicizzarlo a Saturday Night College Football e con Call Of Duty, e di come il personaggio di Slim Shady sia cambiato in questi 13 anni.


Quando avete cominciato a lavorare all’album?
Paul Rosenberg: Beh, Em registra ogni volta che ne ha l’opportunità; è più o meno quello che fa ogni giorno quando non è fuori per i concerti o altro, sta in studio. È un processo continuo, ma direi che ha iniziato a focalizzarsi seriamente sul disco e a pensare a quando farlo uscire più o meno i primi di Marzo del 2012.
Quando ha cominciato sapeva già che voleva farlo diventare il secondo Marshall Mathers LP?
No, non credo. Penso sia venuto fuori durante il processo, prima di quanto non accada di solito -intendo il titolo-  ma non penso che prima di cominciare a registrare abbia detto “Ecco come chiamerò l’album.” Credo sia un concetto venuto fuori dal lavoro che stava facendo.
In che modo era diverso dagli altri album che ha fatto uscire?
In che modo era diverso? Beh, è la prima volta che fa un album che è la ripresa di un altro album, quindi è diverso in quel senso. Penso sia la prima volta che ha ripreso e deciso di rivisitare alcuni dei temi che aveva esplorato in alcuni dischi precedenti per dargli un seguito. Quando parla dell’album, non ne parla come un seguito, ma come una rivisitazione.
Sembra che alcune emozioni siano ribaltate – beh, non necessariamente ribaltate, ma diverse…
Beh, sai che è? Le emozioni non sono affatto diverse, è solo che hai a che fare con una persona quasi 15 anni dopo e la sua visione su alcuni degli stessi temi. E ovviamente questo cambia per tutti, ma in particolare per lui che ha passato di tutto in questi 15 anni, guardi le cose diversamente. Quindi credo che sentiremo un uomo che è cresciuto in 15 anni di esperienza da quando ha registrato quei pezzi all’età di 25, 26 e 27 anni. Ed è una prospettiva molto diversa.
È anche affascinante confrontare i due album. La sua abilità oratoria è più matura, ma c’è ancora molta – non voglio dire rabbia – ma ci sono ancora le emozioni crude per cui è così conosciuto.
Sì, penso che sia proprio questo il filo che collega i due progetti. Ed è sempre Marshall che mostra apertamente i suoi sentimenti quando rappa, e percepisci sempre quello che sta attraversando e ciò di cui parla. Credo che questo sia uno dei motivi per cui le persone si sentono così in sintonia con lui, il fatto che sentano qualcosa quando vengono a contatto con la sua musica, e che possano identificarsi con le sue emozioni. Anche se non è la stessa identica circostanza, ti ci puoi sempre rispecchiare.
C’è stata pressione nel fare un altro album imponente dopo Recovery e con i paragoni inevitabili dovuti al fatto che è una seconda parte? C’è stata qualche pressione particolare?
Sì, le pressioni ci sono sempre; ha raggiunto un livello per cui le aspettative sono sempre molto alte. Quindi sì, queste aspettative mettono pressione, ma cerchiamo semplicemente di fare il nostro meglio per produrre il disco migliore per lui in base al momento e alla sua creatività,e di supportare quella visione. Il mio compito è proprio quello di supportare quella visione e trovare il modo migliore per lanciarlo sul mercato e promuoverlo.
Nell’album parla molto della differenza tra lui e Slim Shady. Qual è la differenza più grande che vedi tra lo Slim Shady di questo album e quello del primo Marshall Mathers?
La differenza di Slim Shady in questi dischi? È una domanda interessante. [ride] Penso che lo Slim Shady di allora fosse connesso a un ragazzo più giovane con una diversa visione, come ho detto prima. E ora è connesso a una persona più grande. Quindi non so se abbia davvero qualcosa in più come guida morale, per dire, ma ritengo che Slim Shady pensi un po’ di più adesso, come personaggio.
Come avete fatto a coinvolgere Rick Rubin?
È cominciata perché Rick voleva produrre delle tracce con lui. Avevo avuto diverse conversazioni con Rick nel corso degli ultimi anni – l’ho conosciuto tramite amici in comune – ovviamente, siamo fan suoi, della sua carriera e di ciò che fa da una vita. Dopo aver parlato con lui e aver appreso quanto fosse potenzialmente interessato nel lavorare con Em, bisognava solo trovare il momento e il progetto giusti. Una delle cose che continuo a sottolineare alla gente è che prima di Recovery, Em non aveva mai lavorato con tanti produttori. Aveva lavorato con Dre, con il suo piccolo staff e si era auto-prodotto, ma niente di più. Perciò con Recovery, ha allargato un po’ la cerchia e ha capito che gli piace lavorare con più persone. Si trattava davvero di tempistiche, e ha funzionato perché si era appena aperto a quel concetto. La differenza tra il lavorare con Rick o con tanti altri produttori che semplicemente ti mandano le tracce, è che loro sono andati in studio insieme e hanno creato tutto dal nulla. Non c’erano dei beat già pronti, non c’era ancora nulla, solo due ragazzi in studio che ascoltavano un beat dopo l’altro e cercavano di costruire una base.
Ed è pazzesco sentire alcune delle canzoni che sono uscite, il modo in cui sono state create. Alcune canzoni hanno quattro, cinque, sei diverse parti, e questo è folle.
Già. Alcune parti sono dei campionamenti. La canzone di Joe Walsh, “Life’s Been Good”, [in “So Far” di Eminem] ha già in originale tutte quelle variazioni. Ma poi ciò che penso sia fantastico di “Berzerk” è il fatto che potrebbe davvero sembrare un pezzo di License To Ill dei Beastie Boys, soprattutto per il modo in cui cambia il beat e per le improvvise e inaspettate variazioni della base. Ti ricorda un po’ “Hold It Now, Hit It” o “Slow And Low” o qualcosa di simile.
Come lo avete lanciato nel marketing? Prima il pezzo in Call Of Duty, poi la comparsa a College Football – stavate cercando di ottenere la posizione più alta in questo modo?
Non si tratta di stare al primo posto in assoluto. Si tratta di fare qualcosa che abbia senso e che crei una sinergia tra Eminem e i suoi fan. Quindi quando pensiamo a quali potrebbero essere i possibili partner e al modo in cui promuovere l’album creativamente – o come si suol dire, strategicamente – pensiamo ai beat, perché c’è una relazione naturale tra Eminem e i beat, visto che è ciò che caratterizza Dr. Dre e Jimmy Iovine, e sono loro che lo hanno fatto entrare nel gioco del rap. Visto il rapporto di lunga data che c’è tra loro, nessuno guarderebbe la cosa dicendo, “oh, che strano.” E allo stesso modo per Call Of Duty, abbiamo già lavorato con Activision in passato per Dj Hero e abbiamo concesso nostri brani per le colonne sonore dei precedenti Call Of Duty. Ma quando si informano tra i loro fan – e credimi, lo fanno spesso – risulta continuamente che Eminem sia uno degli artisti più famosi, se non addirittura il più famoso per loro. Quindi ha molto senso anche riuscire a connetterci ai loro fan, tramite un videogioco che amano come questo. Inoltre, il fatto che Call Of Duty sia il più grosso franchise di videogame al mondo è un grande vantaggio, e chiaramente ci abbiamo pensato, ma è anche vero che il pezzo ci deve stare. Avevamo questa canzone “Survival”, che è perfetta per un gioco del genere, e anche questo ha senso.
Ma non si tratta solo di essere grandi, perché abbiamo lavorato anche con cose meno importanti. Ma quando abbiamo parlato di fare le cose in maniera diversa… ed è da questo che abbiamo cominciato; okay, sappiamo come lanciare e promuovere un album, ovviamente, ma come lo si potrebbe fare diversamente?
Ti ricordi come avete lavorato all’originale MMLP?
È stato molto tradizionale; non ricordo nemmeno avessimo un partner di marketing per quell’album. Ai tempi era una cosa meno diffusa, sinceramente. E siccome l’industria era il doppio di adesso, c’erano più soldi. E quando ci sono più soldi, non devi necessariamente cercare altri modi per essere più creativo. E non sto dicendo che gli album di Eminem non producano molto denaro, sto solo dicendo che non ci sono più i soldi in più da buttare come una volta.
In quale altro modo è cambiata per te l’industria musicale in questi 15 anni? Principalmente in questo senso – devi diventare più creativo?
Beh sai, io la vedo così – sono due cose diverse, l’industria musicale e l’industria discografica. L’industria musicale va alla grande; l’industria discografica sta avendo qualche problema e sappiamo tutti il perché, ed è la metà rispetto a 10 anni fa, forse anche meno. Quindi quando ci approcciamo a una cosa per vendere un disco, sì, dobbiamo guardare le cose diversamente ed essere più creativi qualche volta, perché non possiamo fare tutte le cose che facevamo prima né dare niente per scontato.
È incredibile – Recovery ha preso ancora un disco di platino in due settimane. Em riesce ancora a vendere album in questo modo.
Già, costantemente. Ha un incredibile numero di fan che si sentono legati a lui, e penso che la cosa interessante di lui sia che non ha sempre gli stessi fan, ma ne ha sempre di nuovi. È un artista che ha ragazzini di 12 anni che lo amano, così come adulti di 40 anni. Quindi è molto ampia come cosa.

 

Traduzione a cura di little_bee (Ilaria) – Riproduzione vietata

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